Energy Update #4: caldo estremo, energia sotto pressione
Il 15 luglio la domanda elettrica italiana ha sfiorato i 58 GW, +4,6% sul picco 2025. Le ondate di calore agiscono insieme su domanda, offerta e prezzi: servono risposte progettuali, non emergenziali.
Energy Updates by Energia Corrente × eNextGen — i dati, i trend e le notizie che contano davvero per capire il mondo dell’energia.
L’Italia sta attraversando la quarta ondata di calore della stagione, la più intensa e la più lunga dell’estate: il bollettino del Ministero della Salute del 31 luglio assegna il bollino rosso a 11 città e quello arancione ad altre 12. L’ondata precedente, tra il 15 e il 22 luglio, ha portato la stazione di Noto, in provincia di Siracusa, a 46,5 °C nel giorno più caldo — il team di eNextGen si trovava proprio lì in quei giorni. Per il SIAS, il servizio agrometeorologico regionale, è stata la seconda ondata di calore più intensa degli ultimi 25 anni in Sicilia, superata solo da quella del luglio 2023.
Non sono episodi isolati. Secondo il Copernicus Climate Change Service, giugno 2026 è stato il giugno più caldo mai registrato in Europa occidentale, con una temperatura media di 20,74 °C: +3,06 °C rispetto alla media 1991-2020. Su scala globale è stato il secondo giugno più caldo mai osservato.
Il caldo estremo non cambia soltanto le nostre giornate. Sul sistema elettrico agisce su tre fronti contemporaneamente: aumenta la domanda, può limitare parte della produzione e mette sotto pressione i prezzi nelle ore più critiche. Dopo il bilancio elettrico 2025 e la sicurezza energetica, affrontiamo quindi una forma di resilienza sempre più decisiva: quella climatica.
Che cosa sta davvero cambiando nelle ondate di calore
Che cosa distingue le ondate di calore di questa estate da quelle di dieci o venti anni fa: intensità, durata, frequenza, temperature minime notturne?
“Negli ultimi vent’anni le ondate di calore sono diventate più frequenti, più lunghe e più intense. Si parla di ondata di calore quando per almeno cinque giorni di fila fa molto più caldo del normale in un determinato luogo e in quel periodo dell’anno: l’anomalia non è un numero fisso uguale per tutta Italia, ma si misura rispetto a ciò che quella zona ha sperimentato negli ultimi trent’anni. Tecnicamente, un’ondata di calore si definisce tale quando le temperature superano il 90° percentile, cioè livelli che nei decenni passati si sono verificati solo nel 10% dei casi. Il problema non riguarda solo il caldo diurno: sempre più spesso le temperature non scendono nemmeno di notte, con le cosiddette notti tropicali, quando il termometro resta sopra i 20 °C e, ormai spesso, sopra i 25 °C. A peggiorare le cose è il mare, che anche quest’anno presenta anomalie fino a 5-7 °C oltre la norma: un mare così caldo non aiuta più a rinfrescare l’aria di notte come farebbe di solito, ed è uno dei motivi per cui il caldo non dà tregua nemmeno dopo il tramonto. Senza contare che un mare così caldo comporta anche altri impatti negativi, a livello di ecosistema e di energia disponibile in atmosfera per i temporali o le perturbazioni di passaggio.”
Perché il susseguirsi ravvicinato di quattro ondate è più significativo del singolo record assoluto?
“Un singolo record assoluto, per quanto significativo, può in parte rientrare nella normale variabilità meteorologica intrinseca all’atmosfera: è un evento isolato e resta tale. Avere invece quattro ondate di calore entro la prima decade di agosto, nella stessa stagione, racconta qualcosa di diverso: è descrivibile come un cambiamento sistemico, che genera una serie di impatti concatenati tra loro. Il susseguirsi ravvicinato di ondate di calore mette sotto stress la vegetazione e le risorse idriche, con un aumento dell’evapotraspirazione che porta la vegetazione in sofferenza e l’agricoltura in difficoltà. Cresce anche il rischio incendi, si riduce la disponibilità d’acqua e si aggrava la questione energetica, tra picchi di domanda e riduzione dell’offerta.”
Come si distingue correttamente un evento estremo da un trend climatico?
“Un evento si definisce estremo in base all’analisi dei dati registrati per descriverlo: temperatura, raffiche di vento, accumuli di pioggia. Quando questi dati superano la climatologia tipica di un territorio si può parlare di evento estremo; si tratta, in un certo senso, di un evento che in quel luogo non ci si aspetta. Ben diverso è il trend climatico. Un evento meteorologico è un fenomeno singolo, legato alla variabilità meteo del momento, ciò che accade sopra le nostre teste; un trend climatico analizza invece come le grandezze meteorologiche si comportano su un arco temporale molto più lungo: l’Organizzazione Meteorologica Mondiale fissa in almeno trent’anni di dati la base per calcolare una media climatica, che poi diventa il riferimento. Un singolo evento, quindi, non può da solo determinare un trend climatico. È vero però il contrario: un singolo fenomeno meteorologico, come un’ondata di calore o un record registrato al suo interno, può inserirsi perfettamente in un trend climatico già in atto, quello verso il riscaldamento e l’estremizzazione dei fenomeni che stiamo osservando.”
Quando il raffrescamento smette di essere comfort
Il caldo estremo non è soltanto una questione climatica o energetica: è anche un rischio sanitario. EuroMomo ha rilevato un aumento della mortalità complessiva in Europa a partire dalla settimana 26, precisando che i dati più recenti sono ancora soggetti a revisione.
Il punto, per chi si occupa di energia, è che questi numeri spostano il raffrescamento dalla categoria del comfort a quella dei servizi essenziali. Un condizionatore, in un appartamento abitato da una persona anziana durante un’ondata di calore, svolge la stessa funzione di protezione che d’inverno attribuiamo al riscaldamento. È bene ricordare, per completezza, che su scala globale il freddo resta ad oggi circa 8-9 volte più letale del caldo: ma è proprio il rapporto tra le due voci a spostarsi, ed è su quello che il sistema energetico dovrà adattarsi.
Il caldo come fattore di domanda
Il 15 luglio, tra le 15 e le 16, la richiesta di potenza sulla rete italiana ha sfiorato i 58 GW: il valore più alto del 2026 secondo i dati provvisori di Terna, in aumento del 4,6% rispetto al picco del 2025. A spingere la domanda è stata soprattutto la climatizzazione.
Il dato non racconta soltanto un aumento dei consumi, ma anche un cambiamento nella forma della curva di domanda. Il raffrescamento concentra il fabbisogno in poche ore e in poche settimane dell’anno, mettendo contemporaneamente sotto pressione produzione e reti di distribuzione.
A questo si somma una componente di adattamento strutturale che riguarda l’Europa nel suo insieme: nei Paesi del Nord, storicamente privi di climatizzazione, la domanda di raffrescamento sta crescendo su un patrimonio edilizio progettato per trattenere il calore, non per espellerlo.
Il caldo come fattore di offerta
L’aspetto meno intuitivo è che le stesse temperature che fanno salire la domanda riducono la capacità disponibile.
In Francia, durante l’ondata di calore di giugno, EDF ha dovuto fermare tre reattori e ridurre la potenza di altri otto, perché la temperatura dell’acqua dei fiumi utilizzata per il raffreddamento ha raggiunto i limiti fissati dall’autorità di sicurezza nucleare a tutela degli ecosistemi fluviali. Secondo RTE, il gestore della rete di trasmissione francese, l’effetto complessivo è stato una riduzione di circa il 6% della potenza nucleare disponibile. Si tratta di limitazioni gestibili, che non hanno compromesso la copertura della domanda francese, ma che indicano una direzione: il parco termoelettrico e nucleare europeo è stato dimensionato su regimi idrologici e termici che stanno cambiando.
L’impatto sulle rinnovabili non è uniforme. La produzione idroelettrica dipende dalla disponibilità d’acqua, dalle precipitazioni e dall’accumulo nevoso, e il suo contributo annuale alla generazione elettrica può variare di diversi punti percentuali da un anno all’altro. Solare ed eolico sono invece molto meno sensibili: secondo una recente analisi di Ember sul Sud-Est asiatico, anche negli scenari di aumento del caldo estremo al 2030 la contrazione di produzione resterebbe contenuta entro l'1%.
In questo quadro il solare rappresenta il principale contrappeso. Sempre secondo Ember, a giugno 2026 ha generato 52 TWh nell’Unione europea, pari al 25% della produzione elettrica mensile: per la prima volta ha coperto un quarto del mix europeo. Dall’inizio dell’anno 18 Stati membri hanno registrato nuovi massimi mensili nella quota di elettricità prodotta dal sole. La sovrapposizione tra le ore di maggiore irraggiamento e quelle di maggiore domanda di raffrescamento è una delle poche coincidenze favorevoli di questo quadro.
Resta però il nodo delle ore serali, quando la domanda di climatizzazione è ancora alta e la produzione solare è già in discesa. È lì che si formano i prezzi più elevati: il 20 luglio il PUN Index GME ha registrato una media di 172,56 €/MWh, con un massimo giornaliero di 221,94 €/MWh. È esattamente lo spazio che gli accumuli sono chiamati a occupare, e su cui l’Italia, come osservavamo nel primo Energy Update, ha una delle pipeline più consistenti d’Europa.
Cosa significa per il sistema
Pianificazione. Il caldo estremo può far salire la domanda e ridurre la produzione disponibile nello stesso momento. Per questo non può più essere trattato come un’eccezione, ma come una condizione ricorrente da integrare nella progettazione degli impianti e, soprattutto, delle reti di distribuzione: è lì che le criticità di queste settimane si sono manifestate, sotto forma di abbassamenti di tensione e interruzioni locali.
Flessibilità. Il problema non è il volume complessivo di energia richiesto dal raffrescamento, ma la sua concentrazione oraria. Accumuli e gestione intelligente della domanda possono distribuire meglio il fabbisogno nell’arco della giornata. L’Electrification Action Plan europeo indica la portata della sfida: passare dagli attuali 55 GW di capacità di accumulo a 200 GW entro il 2030.
Accesso al raffrescamento. Se il fresco diventa un presidio sanitario, il suo accesso entra nel campo della politica pubblica. Chi vive in edifici inefficienti, chi non può sostenere il costo dell’impianto o della bolletta, chi lavora all’aperto è anche più esposto agli effetti del caldo estremo. L’accesso al raffrescamento diventa così una nuova dimensione della povertà energetica.
“Mitigazione è l’insieme delle azioni che riducono le emissioni di gas climalteranti; adattamento è l’insieme delle azioni che riducono gli impatti dell’estremizzazione climatica. Senza mitigazione le misure di adattamento non basterebbero mai; senza adattamento gli impatti del riscaldamento diventerebbero difficili da sopportare. Su edifici e città, la buona notizia è che ci sono tante azioni e tecnologie da mettere in campo: schermature solari esterne, colori chiari e isolamento termico; verde urbano e tetti verdi o riflettenti; depaving di cortili, aree condominiali e spazi.”
— Serena Giacomin
Cosa osservare nei prossimi mesi
Tre elementi meritano attenzione nelle prossime settimane.
Il primo è l’andamento di agosto: con quattro ondate già alle spalle e un mese ancora pienamente estivo davanti, il picco di domanda del 15 luglio potrebbe non essere il massimo dell’anno.
Il secondo è la risposta degli accumuli: i dati orari delle prossime settimane permetteranno di capire quanto la nuova capacità stia contribuendo a ridurre i picchi serali e a integrare la produzione solare.
Il terzo è l’evoluzione delle condizioni climatiche del prossimo anno. Diversi centri di previsione indicano lo sviluppo di un evento El Niño di intensità rilevante tra la fine del 2026 e il 2027: se confermato, il suo effetto sulle temperature globali si sommerebbe al trend di fondo, con conseguenze dirette sui carichi di raffrescamento delle prossime estati.
Mitigazione e adattamento sono due usi della stessa infrastruttura
Per anni il clima è stato considerato, nell’analisi energetica, una variabile esterna. L’estate 2026 ci sta mostrando che il caldo estremo è oggi un elemento che entra direttamente nel funzionamento del sistema elettrico: dalla domanda, alla produzione, fino ai prezzi. E richiede risposte progettuali, non emergenziali.
La transizione energetica, in questa prospettiva, ha una duplice funzione. Riduce le emissioni che alimentano il riscaldamento globale e fornisce gli strumenti — solare, accumuli, efficienza e flessibilità — per convivere con la parte di riscaldamento ormai inevitabile.
Fonti: Copernicus Climate Change Service, bollettini mensili sulle temperature europee e globali, giugno 2026; Terna, dati provvisori sulla punta di fabbisogno del 15 luglio 2026; Ember, A quarter of EU power came from solar for the first time in June; EuroMomo, monitoraggio della mortalità in eccesso, settimana 22-28 giugno 2026; RTE ed EDF, indisponibilità nucleare per temperatura dei fiumi; SIAS – Servizio Informativo Agrometeorologico Siciliano; Ministero della Salute, bollettino sulle ondate di calore del 31 luglio 2026; Gestore dei Mercati Energetici (GME), andamento del PUN, luglio 2026; Commissione europea, Electrification Action Plan, 17 luglio 2026.
Questo Energy Update è scritto insieme a Serena Giacomin, direttrice scientifica di Italian Climate Network, ed è realizzato in collaborazione con la redazione di Energia Corrente, dove è stato pubblicato per la prima volta il 5 agosto 2026. Leggi la versione originale.
Nicolò Golinucci PhD è cofondatore e amministratore di eNextGen, spin-off ufficiale del Politecnico di Milano che quantifica la sostenibilità rendendola un vantaggio competitivo per le imprese.